Disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) non riguardano solo il cibo o il corpo. Dietro l’ossessione per il controllo del peso, le abbuffate o le restrizioni, spesso si nasconde una sofferenza profonda che fatica a trovare altre forme di espressione.

Anoressia, bulimia, binge eating disorder (alimentazione incontrollata), ma anche forme più silenziose e meno visibili, come il rapporto altalenante con il cibo o l’immagine corporea, sono manifestazioni di un disagio interiore che prende la via del corpo per poter essere ascoltato.

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Quando il controllo diventa una forma di protezione

Spesso, il comportamento alimentare disfunzionale nasce come tentativo di regolare emozioni troppo intense, o di recuperare un senso di sicurezza e identità in contesti percepiti come instabili, giudicanti o trascuranti.

Può essere che si mangi  troppo per placare un vuoto; Si smetta di mangiare per sentire di avere il controllo; ci si punisca  o ci si “anestetizzi” attraverso il rapporto con il cibo.

Spesso il sintomo diventa una soluzione provvisoria, anche se dolorosa.

Non è una questione di forza di volontà

Chi vive un disturbo alimentare non ha bisogno di essere giudicato o corretto, ma di essere ascoltato nel profondo. Spesso si tratta di persone molto sensibili, autocritiche, attente agli altri, ma incapaci di rivolgere la stessa cura verso sé stesse.

Il cibo, il corpo, il peso diventano strumenti attraverso cui si misura il valore personale, o modi per mettere a tacere qualcosa che fa troppo male per essere detto.

Depressed woman with no appetite rejecting to eat breakfast while sitting at dining table.
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La psicoterapia come spazio di risignificazione

Un percorso psicoterapeutico non si concentra solo sul comportamento alimentare, ma aiuta a:

  • comprendere il significato soggettivo del sintomo,
  • riconoscere le emozioni e i bisogni nascosti dietro al rapporto con il cibo,
  • ricostruire un legame più gentile e stabile con sé stessi,
  • recuperare l’identità oltre il corpo e oltre il controllo.

 

Nel lavoro terapeutico, il sintomo non viene trattato come un nemico da eliminare, ma come un messaggero che può essere trasformato.

Quando il cibo parla al posto delle emozioni, è il momento di restituire voce al proprio sentire.

Se senti che il tuo rapporto con il cibo è fonte di malessere, vergogna o fatica quotidiana, puoi prenotare un incontro con la psicoterapeuta Marta Campanaro e iniziare un percorso di cura rispettoso, profondo e centrato su di te.

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